Il Memorial Park di PizzoLungo
Architettura
Scritto da bhangy   
Giovedì 11 Agosto 2011 05:45

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Introduciamo questo progetto, realizzato a Pizzolungo, dagli Architetti Giovanni Lucentini e Marcello Calà, utilizzando le loro stesse parole, perchè ci sembrano le più adatte per parlare di un progetto tanto complesso, soprattutto al livello sociale.

L'architettura può funzionare senza preconcetti? Questa era la domanda di guida attraverso il quale abbiamo cercato di delineare il quadro del realismo architettonico. Inizialmente, questa domanda è cresciuta di interesse per una idea, una volta già sperimentata per l'arte israeliana, cioè, che la modernizzazione straniante può essere contestata da un realismo sociale [ist], che si immagina e si intreccia con i moti popoliari e che rappresenta un pubblico nuovo. Da un altro punto di vista, il realismo è apparso rilevante per noi come un approccio che pone la reazione alle condizioni reali alla base del suo funzionamento. Queste idee, che l'architettura può svolgere un ruolo nell'influenzare gli eventi pubblici che oltre a lavorare in maniera non mediata del mondo, sono stati messi in una nuova luce nella scansione di eventi a cui stiamo assistendo di recente. Dalla statua di Pearl Square nel Bahrain demolita, al riappropriarsi degli spazi modernisti di Bengasi, l'architettura è stata spinta alla ribalta ed è diventata sia il campo di battaglia sia l'arma per ripensare la politica. È stata costretta, in altre parole, nel reale. Questo Realpolitik spaziale è il luogo attorno al quale la proprietà dei testi di questo numero trimestrale descrive il problema: mentre Junya Ishigami concepisce la sua pratica artistica come "architettura Piccolo" di un flusso invisibile di forze, Yanai Toister ricostruisce le Repoliticizes della parte esterna all'interno dello spazio della galleria. Come Nir Rothem Espone la resistenza-attiva, un unicum nella logica delle strutture anti-missile nel sud di Israele, Almin Pršić scorci di distruzione totale in un contesto balcanico. E mentre Els Verbakel vede nella storia dell'architettura un potenziale per la creazione e la liberazione di spazi urbani, Neeraj Bhatia estrae dal suo articolo un monito contro l'ordine totalizzante realizzato dai tecnici. Forse, come Gideon Ofrat suggerisce in questo numero, gli architetti del reale non esistono ancora. Tuttavia, in un momento in cui l'architettura cessa di agire come un semplice sintomo, e serve a forgiare la lotta sia contro le città sia contro l’amministrazione pubblica, il compito di questi architetti è già delineato a diventare più urgente e più reale, rispetto a prima.

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Il progetto già in fase di cantiere per il parco della memoria di Pizzolungo dopo avere vinto il concorso omonimo a gennaio, ha vinto un World Architecture Community Award ad Aprile ed è stato selezionato dopo una partecipazione ad un bando internazionale dal sito www.bezalelarchitecture.org sito ufficiale della facoltà di Architettura (accademia) di Gerusalemme il 23 luglio 2011.

Il bando di Bezalel prevedeva la selezione di progetti che avevano come tema il reale in Architettura. L’idea dei promotori è che oggi esista un Architettura del Reale come già da loro studiato ed analizzato nell’arte Ebraica e che tale architettura abbia ormai una portata globale. L’architettura del reale, “ secondo il loro giudizio” , per la capacità di cogliere i cambiamenti repentini politici e sociali nel mondo oggi permette di dare risposte immediate e qualificanti alle necessità che si stanno andando a determinare con i cambiamenti dei sistemi mondiali.

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Si può dire che oggi, ai loro occhi, appare in formazione un movimento orizzontale che lavora sulla realtà come valore estetico e sociale, definito in termine politico di tipo socialista. In tale senso si muovono istituzioni e studi che lavorano sulla possibilità di trasformare i processi di sviluppo in processi di equilibrio globale. Moving city in Cina, Fondazione Nehru in India che possono essere indicati come studi che fanno parte del fenomeno e molti altri spesso ricevono il beneplacito delle strutture politiche mondiali.

Nel sito sono messi insieme come progetti del reale diverse produzioni che vanno dalle immagini della riappropriazione del ponte durante la rivoluzione egiziana prodotte dal sito che viene oggi indicato come uno dei maggiori responsabili della rivoluzione, alle immagini dello sviluppo in Cina dove gli edifici sono inquadrati come soldati, al progetto per un tavolo che rappresenta il Giappone sull’orlo di un disastro che naviga sul mare, al progetto per il parco della memoria di Pizzolungo ad Erice in Sicilia.

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A questo punto occorrerebbe dire cosa è l’architettura del reale o almeno cosa è per noi?

Di recente ci siamo trovati a fare una piccola considerazione. Un vecchio adagio sostiene che un chilo di piombo e un chilo di paglia pesano ugualmente. In realtà è vero se si considera un tempo breve non è così nell’economia reale se si considera un tempo più lungo. In termini pratici i passaggi economici che determina un chilo di grano sono enormemente superiori e diffusi rispetto a quelli di un chilo di mafia.

In questo cosa centra l’architettura del reale e perché è fondamentale un processo di riappropriazione dei valori sociali da parte dell’architettura? In effetti a questo si può rispondere in due modi:

In maniera semplificativa si può dire che l’architettura del reale partendo dalla semplificazione delle forme e delle raffinatezza dell’architettura e da un lavoro sulla trasformazione di base della qualità estetica dell’esistente e non dalla produzione di enormi interventi di sostituzione mira a produrre i propri cambiamenti a costi bassi.

In senso più ampio se l’architettura deve avere un ruolo politico deve comunicare attraverso un processo di ripetizione ossessivo la realtà. È come se il ripetere ciò che è evidente porti all’astrazione dell’evidenza. Si determina in questo un processo di comunicazione che partendo dall’incomunicabilità della realtà porti l’architettura ad assumersi il ruolo del cambiamento attraverso qualcosa che sembra assomigliare al momento in cui gli impressionisti si accorsero del valore della luce del sole.

Tutto ciò ha anche evidenti ripercussioni in economia dove la consapevolezza della realtà delle città spinge ad orientarsi verso modelli di sviluppo che rallentando i processi di trasformazione dei luoghi determinano una crescita diversa che si basa per esempio sulla conversione dell’energia in tempo libero.

La nostra opinione è che oggi non siano necessari grandi stravolgimenti ma soltanto la consapevolezza degli stravolgimenti avvenuti a determinare i nuovi cambiamenti. Un processo diverso di conversione dell’energia del mondo dove tutto sembra consumarsi nell’attimo in cui accade ma non avviene mai in quell’attimo. Tutto è frutto di un processo che si è evoluto nel tempo.

In molte architetture contemporanee si nota la necessità di collegare i luoghi e lo spazio e le tradizioni con un momento tecnologico, in cui la tecnologia diventa espressione di significati altri da se. Sono modelli high teck molto evoluti ma che scavano la qualità estetica della tecnologia fino a quasi determinare l’astrazione e l’assenza della evidenza della tecnologia. In questo il reale è solo l’atto in cui un processo si compie. In altre

Dalla montagna sembra un pezzo di roccia

parole si indica un passaggio da un sistema verticale rigido (globalizzazione) ad un sistema orizzontale dinamico ( mondializzazione) in cui i caratteri dei luoghi e le tradizioni estetiche diventano fondamentali.

Ecco l’architettura del reale è un architettura qualitativa dello spazio e della società. Dove la qualità estetica è il processo che l’ha generata, è il processo che lei stessa genera.

Nei progetti che possiamo indicare come architettura del reale gli edifici sono rappresentati come alveari (Sanjai Puri India). O come un uomo seduto davanti a se stesso (sempre Sanjai Puri). O si vedono porte che non portano da nessuna parte (Els Verbakel Usa).

Il progetto a Pizzolungo si genera dalla volontà di ricordare la strage immaginando la permanenza di tre ferite inferte nel terreno. Ferite che collegano la spiaggia alla terra in un caso e nell’altro alla stelle poggiata nel ventre della terra e che costituiscono il ricordo. Si vuole costruire uno spazio di silenzio scandito dalla brezza marina che passa e da viste verso il mare scavate nella terra sotto il verde. Un’immagine semplice che utilizza il segno rosso spesso realizzato in acciaio corten corroso come traccia della memoria visibile e individuabile per la somiglianza col sangue lasciando la stele come oggetto interno alle ferite. I segni delle ferite spezzano il prato naturale, di piante spontanee e marine, occupano l’area centrale e la maggior parte del piano.

Le ferite corrispondono ai diversi modi di percepire lo spazio. Spingono gli uomini a guardare dentro il tempo. Sono basse sulla strada ma sono voragini per chi le guarda dentro. Il monumento è un taglio che spinge le persone a fermarsi e riflettere. Quello che cerchiamo di dire è che il tempo che è passato ha determinato un diverso senso alle cose e che questo senso non lo possiamo nascondere con i lustrini. è la società che ha assorbito il modello mafioso così come le ferite. Le figure ridicole e retoriche che circondano le ferite e che sembrano ignorare la morte avvenuta. Figure che sembrano più accorse attorno ad un festa di ricorrenza in maschera che ha celebrare la storia. Sono in realtà coloro che si sono allontanati dal processo della vita che si è evoluta. E questo è evidente dal confronto con il giorno della tragedia rappresentato dalla macchina devastata. Nel frattempo la natura ha continuato a acquisire nell’indifferenza generale il carattere che il tempo ha determinato.

 

La parete verde sul mare è un sudario che avvolge la montagna e ricostruisce la montagna sul mare. Una montagna di ceri luminosi sospesi nella notte e tra le piante. La pavimentazione di materiale nero e l’acciaio corten vogliono dare a chi si immerge nel paesaggio il senso del calore della bomba perché anche la pelle senta l’odore del momento che sembra mai avvenuto perché quel paesaggio sembra nella falsa coscienza collettiva che si è generata lì da sempre.

“Il progetto cerca l’esaltazione del silenzio del paesaggio rovente e della sua evocazione con materiali corrosi dai rossi sporchi ed acidati e dai bruni profondi che sono il carattere stesso della Sicilia ricca di ferro. Un paesaggio dove anche ciò che accade di più terribile viene ovattato dal rumore dei grilli. Il mare trasmette l’odore del silenzio. La Sicilia è un paese dove riesci ad essere solo ovunque. Rimane la terra e lo spazio è la condizione delle isole che accolgono i naviganti. Noi abbiamo voluto concentrare in questo luogo l’odore del mare, il verde che raccoglie la terra, i grilli, il silenzio della notte e la solitudine che una parete lontana da a chi arriva dal mare, una pace interiore che sembra compensare a volte la morte e la povertà.”

 

Marcello Calà

nasce a San Cataldo il 23 giugno del 1979. Le vicende della sua adolescenza ruotano tutte intorno alla musica che coltiva con passione anche frequentando dedizione e ottimi risultati il Conservatorio di musica in chitarra classica e alla fotografia. Durante i suoi studi artistici esplora le sue attinenze con la scultura e il disegno dal vero, affinando la sua sensibilità con la storia dell'arte, la letteratura e la filosofia scoprendo in se una curiosità scientifica che lo porterà ad approfondire sempre di più ambiti prettamente tecnici e scientifici. Qui scopre l'architettura quale disciplina nella quale riversare tutta la sua sensibilità e capacità acquisite in altri campi e approda agli studi universitari già con l'esperienza di tre anni di intensa progettazione con trasferendosi a Palermo dove si laurea con lode nel 2007 con una tesi sull'architettura per la musica. Contemporaneamente all'attività di tutor universitario e il conseguimento di un master in Yacht Design stratifica con determinazione varie e diverse esperienze in studi di architettura nei quali si distinguerà per aver acquisito esperienza nella progettazione esecutiva, nel settore dell'interior design e dello yacht design per aziende come Blue Boat di Termini Imerese, per la quale svilupperà un suo concept di superyacht innovativo. Inizia negli ultimi anni una fruttuosa collaborazione con lo studio Inzerillo&Albeggiani Yacht Design e professionisti come Raffaele Bonafede e Giovanni Lucentini. Con Quest'ultimo inizierà una stretta partnership che lo porterà attraverso un intensa attività progettuale con gruppi come PROGER s.p.a. e UNA2, oltre sistematici piazzamenti in concorsi nazionali, a costituire il gruppo Lg=mC e a condividere con lui la vittoria al concorso “Il Parco della Memoria di Pizzolungo, Erice” ”, pubblicato su quotidiani e periodici nazionali e vincitore del World Architecture Award categoria (+10) già in fase di realizzazione.

 

Giovanni Lucentini

nasce a Castelvetrano il 7 giugno del 1967. Approda agli studi universitari in Architettura frequentando dapprima la Facoltà di Architettura de La Sapienza di Roma e successivamente torna a Palermo dove si laurea nel 1997. Inizialmente impegnato in praticantati in studi di Architettura e ingegneria svolge una lunga gavetta che gli permette di acquisire una particolare expertise nella gestione della forma e dell'immagine architettonica, negli aspetti funzionali, tecnologici, logistici ed economici del progetto in tutte le sue fasi. Solo da pochi anni Inizia a realizzare progetti in proprio e a collaborare con gruppi e studi per la redazioni di concorsi di architettura. Nel 2004 vince il concorso internazionale del Waterfront di Palermo, progetto dove fondamentali sono state le scelte progettuali anche di natura socio-economiche e di pianificazione urbana che risulteranno vincenti e che gli valgono un incarico di consulenza e una partecipazione alla biennale sezione Palermo - Porto. I suoi progetti sono stati esposti in numerose mostre in Italia e all'estero. Vanta Inoltre lavori con grandi gruppi di ingegneria italiani come PROGER s.p.a. e internazionali come RAMBOLL A/S, collaborazioni con studi di architettura come UNA2, Inzerillo&Albeggiani, Santo Giunta, Scarpinato ed autonome Forme ed altri. Oggi vive e lavora a Palermo nella sua casa-studio dove al di fuori del sistema clientelare locale e continua con la stessa militanza e l'attivismo politico che lo contraddistinse qualche anno fa per l'agguerrita e argomentata contrapposizione al concorso di “Pizzo Sella” per il nuovo parco pubblico sito in quella che egli definì “la ridente località abusiva” bandito dall'Ordine degli Architetti di Palermo e “sponsorizzato” dal comune di Palermo. La sua attività annovera fra ultimi, oltre sistematici piazzamenti in concorsi nazionali, una vittoria al concorso “Il Parco della Memoria di Pizzolungo, Erice.

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