Recentemente in Spagna c'è stata una vera e propria guerra tra il Museo del Prado e il Reina Sofia, per chi dovesse ospitare la Guernica di Picasso, uno dei più celebri quadri dell'artista Spagnolo, alla fine l'ha spuntata il reina Sofia, che detiene l'Opera ed è il luogo dove l'opera rimarrà probabilmente per i prossimi anni. Capiamo bene come ospitare la Guernica possa essere importante per i due musei Spagnoli, si stima infatti che solo questo quadro riesca a generare nell'arco di un anno all'incirca un milione di visitatori. La Guernica dipinda dall'artista di Malaga per decorare il padiglione spagnolo all’Esposizione universale di Parigi creata per testimoniare le atrocità del bombardamento che nel 1937 aveva raso al suolo la cittadina di Guernica,
proprio in quell'anno fu affidata a Picasso la realizzazione di un pannello murale per l'arredamento del padiglione spagnolo all'esposizione mondiale che sarebbe stata inaugurata a Parigi nel luglio di quell'anno. Picasso dunque si trasferì in un nuovo atelier situato in Rue des Grands-Augustins a Parigi, la stessa strada nella quale Balzac aveva ambientato la sua novella Chef-d'œuvre inconnu. Per l'esecuzione del nuovo incarico egli pensò sulle prime di ricorrere ad un tema che trattasse la libertà dell'arte; quando però venne a sapere del bombardamento di Guernica, impressionato a tal punto da tale avvenimento, mutò il suo progetto. L'opera, realizzata già a metà giugno, sarà esposta nel padiglione Spagnolo all'Esposizione Internazionale delle Arti e Tecniche di Parigi (a cui parteciparono altri illustri pittori spagnoli: Joan Miró, Julio González e Javier Bueno), e verrà successivamente spostata negli Stati Uniti a New York al Museum of Modern Art durante l'occupazione nazista di Parigi. Picasso aveva pensato l'opera per Madrid, ma fintanto che il dittatore Franco rimase in vita, rifiutò di consegnarla alla Spagna. Il dipinto giunse in Spagna con la fine della dittatura, nel 1981.
L'opera, di effetto monumentale (349 x 776,5 cm), venne realizzata dopo la distruzione della cittadina basca, in meno di due mesi. Abbiamo diverse versioni del quadro. Picasso studiò febbrilmente la scena in un centinaio di disegni preparatori datati tra il primo ed il nove maggio del 1937. L'emozione e la collera di Picasso per il massacro viene espressa nel quadro con una visione drammatica di corpi sfatti, visi stravolti, in uno sfondo privo di colore in cui echeggiano urla lancinanti.
L'autore è all'apice della sua tensione creativa. La novità di quest'opera consiste nella sintassi cromatica che ammette solamente il bianco e il nero, suggerita dalle immagini di distruzione apparse sui giornali. Si può dire, dunque, che la scena non è ambientata né dentro né fuori, bensì ovunque, poiché diverse linee guidano lo sguardo in profondità, accorciamenti prospettici irregolari confondono il dato spaziale, e non si può stabilire un'unica fonte di luce. La composizione, che si allunga orizzontalmente, riunisce sette gruppi di personaggi, e presenta un'articolazione chiara e raffinata. Due scene occupano le superfici laterali di destra e di sinistra; tra queste, secondo una struttura triangolare, si sviluppa una terza scena. Al centro, in una posizione innaturale, si vede un cavallo ferito che si volge a sinistra; dalle fauci dolorosamente spalancate fuoriescono strazianti nitriti. A destra si allungano il profilo stilizzato di una testa umana e un braccio che tiene accesa sulla scena una lampada a petrolio. Sopra la testa del cavallo s'innalza un grande "occhio di Dio" inserito al posto della pupilla, che presenta una lampadina e che è simbolo allo stesso tempo del sole e della luce elettrica. A destra del cavallo una donna inginocchiata conclude il gruppo compositivo centrale. A sinistra e sotto il cavallo ferito giace, al suolo con le braccia aperte quasi fosse crocefisso, la statua di un guerriero, che stringe con la mano destra una spada spezzata. Sopra la statua del guerriero della parte sinistra vi sono, tra le macerie fumanti, un toro e una madre urlante che tiene tra le braccia il figlio morto. Sul margine destro ,invece, vi è una figura col capo rovesciato all'indietro, la bocca spalancata in un grido di agonizzante dolore poiché avvolta dalle fiamme.
Tra i tanti aneddoti piu o meno fondati legati all'opera e al suo autore, si dice che un ufficiale Tedesco in visita a Parigi abbia chiesto: Avete fatto voi questo orrore, maestro? - La risposta fu: No, è opera vostra.
La guernica è diventata nel secondo dopoguerra simbolo del dolore di tutte le guerre, simbolo della sofferenza, tanto che un arazzo che la raffigura è stato posizionato in una delle sale della sede centralle dell'ONU