La follia, non è stata sempre vista negli ultimi cinque secoli in uno stretto legame quasi sublime con l'arte? Non tanto la malattia mentale in sé, quanto uno stato di cose che lega l'artista all'immaginario di pazzo, irrazionale, non-normale, non-comune, vediamone alcune ragioni.
Nel periodo prerinascimentale l'artista (pittore, scultore, ornatore) era considerato come un artigiano abile e savio, che lavora e viveva del lavoro manuale, e il poeta come un intellettuale posto ad un gradino alto della società vicino ai potenti (clero e nobiltà).
Durante il rinascimento l'artista assume una posizione di rilievo mai avuta in precedenza e può permettersi di opporsi ai potenti imponendo la propria opinione (vd. Michelangelo coi papi, Leonardo coi potenti etc.). Il ruolo dell'artista come uomo importante che impreziosisce le corti dei potenti dura fino all'avvento e la caduta di Napoleone. Con la perdita di potere progressiva della nobiltà e del clero nella società (nonostante il ritorno di fiamma di restaurazione e impero ausburgico etc.) anche gli artisti perdono il peso che avevano prima.
Un artista considerato folle, su sicuramente Van Gogh, folle a tal punto da tagliarsi un orecchio, qualcuno dice per la fine dell'amicizia con Paul Gauguin, qualcuno ha addirittura asserito che fu lo stesso Gauguin a mozzargli l'orecchio in occasione di una lite per una prostituta. Adesso arrivano nuove ipotesi, nuovi possibili scenari si aprono su uno dei gesti più forti fatto da uno tra i più celebri pittori di tutti i tempi: Martin Bailey, profondo conoscitore di Van Gogh, tanto da averne curato in passato una biografia, e varie mostre,lo studioso che quel gesto nasca dal timore che il fratello non lo potesse più sostenere economicamente. Bailey afferma infatti di aver ritrovato una lettere inviata da Theo, fratello di Vincent, nel dicembre 1888. La lettera conterrebbe la notizia del fidanzamento di Theo e accenni sull'intenzione di quest'ultimo di sposarsi, la notizia avrebbe turbato nel profondo un Vincent già disturbato psicologicamente e l'avrebbe condotto, poco prima del Natale 1888, al famoso gesto di autolesionismo, le cui ragioni erano rimaste finora avvolte tra mille dubbi. "Vincent temeva di perdere il sostegno psicologico e finanziario del fratello".